Ritengo opportuno premettere che non è mia intenzione scrivere un articolo sul bon ton a tavola. Piuttosto, desidero condividere alcuni comportamenti che a tavola evidenzino particolari caratteristiche di una persona che, per il suo modo di fare, potremo definire educata, generosa, empatica, oppure maleducata, avara e invidiosa. Osservando i comportamenti delle persone possiamo farci un’idea mediamente precisa di chi abbiamo di fronte.

Spesso dal modo di stare a tavola si capisce il carattere di una persona
Spesso dal modo di stare a tavola si capisce il carattere di una persona

È bene ricordare la citazione di Albert Einstein che diceva «se vuoi capire una persona, non ascoltare le sue parole ma osserva il suo comportamento». Ed ecco che lo stare a tavola ci impegna, per un tempo abbastanza lungo, a notare i comportamenti dei nostri commensali e a poterne ricavare informazioni utili sulle loro caratteristiche personali.

A tavola il comportamento rivela subito il rispetto per gli altri

La prima cosa, che non tutti notano, è la tempistica con la quale ci sediamo a tavola: se qualcuno si siede prima di una donna o di una persona anziana è ragionevole ipotizzare una mancanza di rispetto e dunque l’assenza di questo valore. Una volta seduti, è brutto osservare l’esposizione di cellulari o smartphone che dir si voglia, appoggiati vicino alle posate. Il telefono resta o dovrebbe restare in tasca o nella borsa, qui non c’è distinzione di genere.

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Se poi durante il pasto lo si usa e si risponde a tutte le chiamate intrattenendo conversazioni più o meno lunghe, allora non solo evidenziamo una mancanza di rispetto ma un vero e proprio malcostume. Qualora fossimo obbligati a rispondere, il tono della voce dovrebbe essere adeguato, evitando che tutti partecipino alle nostre telefonate. Le posate non sono come le bacchette del batterista da agitare mentre parliamo o segnaliamo qualcosa, vanno alla bocca e poi tornano sul piatto, anzi nel piatto e non dove capita.

Generosità ed empatia si vedono anche mentre si mangia

Versare acqua e vino, servirsi per secondi, evitare bocconi che riempiono la bocca e bere dopo essersi puliti le labbra con il tovagliolo dimostrerebbero che siamo persone educate e generose, mentre l’empatia la possiamo dimostrare grazie all’attenzione verso gli altri. Se gustano il cibo chiederemo loro se ne vogliono ancora e se bevono un buon vino riempiremo il loro bicchiere, ma solo a metà, una volta vuoto.

Versare il vino ai propri commensali è sicuramente un segno di educazione
Versare il vino ai propri commensali è sicuramente un segno di educazione

Chiediamo loro cosa desiderano mangiare senza imporre la pietanza che piace a noi, evitiamo cibi dai gusti difficili o molto particolari, valutiamo prima lo stato d’animo dei presenti e dimostriamoci attenti alle singole esigenze proponendo alternative e soluzioni. Mentre si mastica non si parla, sembrerebbe scontato ma non lo è. Anche fare domande a chi sta mangiando non è corretto, aspettiamo finisca il suo boccone e poi lasciamolo rispondere.

Pranzi di lavoro, a tavola emergono personalità e difetti

A tavola desideriamo trovare convivialità, amicizia e sentimenti ma anche i pranzi di lavoro, in gran parte, hanno gli stessi obiettivi. Cerchiamo di rendere meno formale un incontro, ci piacerebbe abbassare le barriere accorciando le distanze, condividendo cibi e bevande che possano piacere a entrambi.

Anche durante un pranzo di lavoro si possono capire diverse cose dei nostri commensali
Anche durante un pranzo di lavoro si possono capire diverse cose dei nostri commensali

Possiamo fare ottimi affari oppure rovinare una relazione: spesso a tavola scopriamo personalità differenti da quelle che avremmo immaginato, notiamo pregi e difetti che diversamente non avremmo saputo cogliere. Una grossolana scarpetta, una punta di coltello in bocca o una bevuta con sospiro finale potrebbero infastidirci, ecco perché l’educazione a tavola rivela molte caratteristiche personali, ma certamente il maleducato emerge con forza.

A casa l’accoglienza mette alla prova la nostra empatia

Infine, le cene a casa, un invito per stare in compagnia, rilassati e informali sebbene sempre attenti agli altri, accoglienti e generosi. Anche qui sarà bene non imporre cibi e bevande, magari chiedendo prima cosa gradirebbero o cosa non possono mangiare i nostri ospiti. Una volta che avremo assunto queste informazioni la nostra cucina offrirà porzioni ragionevoli (il cibo non deve mancare) e le bottiglie (come il cibo) saranno in numero sufficiente per tutti.

Servire porzioni ragionevoli e dare la possibilità a tutti di fare il bis: un comportamento da seguire quando si organizzano le cena a casa
Servire porzioni ragionevoli e dare la possibilità a tutti di fare il bis: un comportamento da seguire quando si organizzano le cena a casa

Esprimere generosità con le porzioni non significa riempire il piatto, bensì consentire a tutti di riprendere una seconda porzione se è molto piaciuta la prima. Dimostrare accoglienza nella propria casa significa far sentire a proprio agio e denotare empatia offrirà agli invitati, oltre alla piacevole esperienza, un’ottima sensazione sulla nostra persona, a conferma di quanto i nostri comportamenti siano indicativi di chi siamo.

Il comportamento degli invitati dice molto della loro educazione

Un invitato non arriva mai alla cena a mani vuote, una bottiglia di vino coerente con quanto gusteremo e un mazzo di fiori per la padrona di casa, un dolce e una bottiglia di champagne o un pensiero per la casa sono il minimo per ogni invitato. Finita la cena le persone educate ringraziano e ricambiano l’invito. Ogni cena, ogni pranzo sono ottime opportunità per dimostrare chi siamo. “Abbiamo una sola prima occasione di fare una buona impressione”, si dice, non sprechiamola. Il rischio è che si sparga la voce che siamo poco disponibili, avari o maleducati. Così facendo non agevoleremo la nostra reputazione, che sicuramente non migliorerà; quindi, diamoci da fare affinché tutti siano contenti, soddisfatti e con la speranza di tornare a cena da noi, buon appetito.